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Immissioni in ruolo 2026: il cronoprogramma

Definito il contingente delle immissioni in ruolo 2026/2027: 46.642 posti. Le assunzioni si concluderanno tra il 30 luglio e il 21 agosto, attingendo a GAE, concorsi e GPS di sostegno. La FLC CGIL segnala il rischio di sovrapposizione con le procedure di mobilità.

Students and teacher in masks in a classroom setting post-pandemic, focusing on safe learning.

Il Ministero dell’Istruzione ha reso note le scadenze per le immissioni in ruolo del personale docente relative all’anno scolastico 2026/2027. Con il decreto ministeriale n. 136 del 10 luglio 2026 è stato definito anche il contingente autorizzato, pari a 46.642 posti, ripartito tra le diverse regioni.

Le assunzioni attingeranno alle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) e alle graduatorie di merito dei concorsi, con una ripartizione al 50% tra le due fonti; in subordine, per i posti di sostegno, si farà ricorso anche alla prima fascia delle GPS. Il cronoprogramma prevede: entro il 30 luglio la chiusura della fase ordinaria, con l’assegnazione delle sedi per le assunzioni a tempo indeterminato e i relativi scorrimenti; dal 31 luglio al 13 agosto l’assegnazione delle cattedre di sostegno agli aspiranti di prima fascia GPS nella provincia di iscrizione; entro il 21 agosto, per chi ne farà richiesta tra il 14 e il 18 agosto, l’eventuale fase interprovinciale (“mini call veloce”).

A differenza degli ultimi due anni scolastici, quest’anno non sono previste nomine in ruolo prorogate fino a dicembre. Al termine delle operazioni di mobilità risultavano circa 44-47 mila posti vacanti, sui quali si innestano ora le immissioni in ruolo.

La FLC CGIL ha segnalato una criticità legata alla forte contrazione dei tempi delle procedure, che rischia di sovrapporsi al periodo di presentazione delle istanze di mobilità annuale (assegnazioni provvisorie e utilizzazioni) e alla finestra, calendarizzata dal 16 al 29 luglio, per l’indicazione delle 150 preferenze di sede. Il sindacato ha chiesto di evitare questa sovrapposizione, che rischia di aggravare il carico di lavoro delle strutture sindacali impegnate nell’assistenza a lavoratrici e lavoratori.